Non è passato molto tempo da quando, per trovare un ristorante, un prodotto o un’azienda, il percorso sembrava scontato: si accedeva a Google e si procedeva con una ricerca.
Oggi questa pratica è ancora comune, ma non è l’unica e, soprattutto, non è la strada preferita nelle ricerche.
Pensa a quante volte un social ti ha dato delle idee. Come quella volta che hai deciso di provare un trucco che avevi visto su Instagram, o un arredo casa su TikTok, quando cerchi un tutorial su YouTube per capire se acquistare o meno un elettrodomestico o ancora quando esplori LinkedIn per cercare nuove opportunità lavorative.
Benvenuto nella nuova era dei social media!
Non sono più luoghi in cui pubblicare contenuti o intrattenere la propria community, ma sono diventati dei veri e propri strumenti di ricerca che si sono affiancati al buon caro vecchio Google.
È proprio in seguito a questo cambiamento nelle abitudini di ricerca degli utenti, che si è iniziato a parlare di SEO Social Media o Social SEO.
La Social SEO comprende tutte le attività che aiutano un profilo social, in post, un’immagine o un video a comparire quando l’utente effettua una precisa ricerca sui social, su Google o su un motore generativo (AI).
In parole povere, vuol dire creare contenuti social in grado non soltanto di essere visualizzati nel feed, ma anche essere trovati da chi sta cercando proprio quell’argomento. Non si deve peggiorare il tutto con una caption (cioè la parte testuale del post) piena di parole chiave ripetute e tra loro sconnesse, men che meno aggiungere una lista infinita di hashtag nella vana speranza di conquistare o ingannare l’algoritmo.
Alla base di tutto vi deve essere la chiarezza: una piattaforma deve riuscire a comprendere di cosa tratta un contenuto, a chi può essere utile e a quale ricerca potrebbe rispondere e, quindi, quando è più opportuno mostrarlo.
I comportamenti degli utenti sui social sono ormai cambiati. Basti pensare che TikTok ha dichiarato che sulla sua piattaforma ogni giorno vengono effettuate miliardi di ricerche, aumentate di oltre il 40% solo nell’ultimo anno. In aggiunta, un utente su quattro inizia a cercare qualcosa entro i primi trenta secondi dall’apertura dell’app.
I social stessi sono mutati. Non si entra più solo per vedere cosa hanno pubblicato gli amici o per trascorrere qualche minuto tra un video e l’altro. Sempre più spesso si cercano consigli, idee, risposte, servizi e ispirazioni. Non è un caso se, di pari passo, sono aumentati anche gli “influencer” che pubblicizzano prodotti o servizi.
Il medesimo ragionamento è valido anche per LinkedIn, social più professionale dove post, articoli e pagine aziendali possono contribuire alla visibilità di un brand anche nelle ricerche professionali e nei risultati generati dai motori AI.
Come si traduce tutto questo? In un cambiamento di paradigma: la ricerca non avviene più in un unico luogo (Google), ma si divide su più piattaforme, social in primis!
Questa domanda è una diretta conseguenza di quanto esposto appena sopra. Se le ricerche avvengono anche sui social si deve fare in modo che i singoli post siano ottimizzati al meglio, un po’ come si farebbe per un sito web.
Quando si parla di ottimizzazione SEO il principio è sempre lo stesso: ricorrere alle parole chiave utilizzate dal pubblico di riferimento, basandoci anche sugli intenti di ricerca. Lo stesso vale per i social.
Facciamo un esempio pratico.
Una falegnameria pubblica sulla sua pagina la fotografia di un nuovo lavoro scrivendo “Un altro progetto terminato con grande soddisfazione!”.
La frase è corretta e di certo gradevole, ma non spiega nulla: cosa è stato realizzato, da chi, per chi, particolarità del progetto e così via. Potresti ribattere che l’immagine spiega tutto, ma è il copy, cioè la parte scritta, che deve posizionarsi sfruttando le keyword.
È sufficiente ricorrere ad un testo (caption) più preciso per migliorare il posizionamento del post, per esempio “Armadio a ponte su misura realizzato a Milano da XXX per sfruttare al meglio lo spazio sopra il letto in una camera di piccole dimensioni”.
In questo testo ci sono molte informazioni. Anzitutto si parla del progetto, della località, del problema dei Clienti e di come è stato risolto, dando quindi idee su come arredare una camera da letto di piccole dimensioni. Si crea quindi un contesto.
Le parole chiave possono essere inserite non solo nel singolo post, ma anche nel nome del profilo, nella descrizione dell’account, nei titoli dei video e nei sottotitoli. Insomma ci sono davvero tantissimi modi per rendere reperibile un profilo social o un suo post, il più è sapere come fare e avere delle basi di SEO.
Ovviamente ottimizzare SEO un post o profilo social non vuol dire scrivere per delle macchine o utilizzare un italiano artificiale. Il tutto deve essere scritto in linguaggio naturale, concentrandosi sulle peculiarità aziendali e del servizio offerto, in modo da evitare scritti troppo generici che potrebbero adattarsi per qualsiasi azienda simile.
Abbiamo sbagliato, non avremmo dovuto porre la domanda come se ci fossero ancora dubbi a riguardo: i post social compaiono già su Google e questo succede dal 2025.
Dal luglio 2026, però, si è aggiunto un ulteriore tassello. Google Search Console, strumento di Google che permette di monitorare il traffico e risolvere eventuali problemi del sito web, permette di collegare non solo siti web, ma anche profili social grazie alle “platform Properties”. In parole povere, oltre a monitorare il traffico del sito web, puoi anche vedere quali ricerche portano traffico dai profili social aziendali.
Si tratta di una novità molto significativa per diverse ragioni. Anzitutto è un chiaro segnale del fatto che la SEO esce dal recinto dei siti web per approdare ufficialmente nei social media. La si usava già da diverso tempo, ma adesso è ufficiale. Secondariamente conferma che un social può continuare a vivere al di fuori della piattaforma sulla quale è stato pubblicato anche a distanza di tempo.
Non tutti i contenuti verranno indicizzati e posizionati, ma se si inizia a lavorare su descrizioni chiare, argomenti riconoscibili e presenza coerente del brand, le possibilità di comparire aumentano e, magari, aumenta il traffico al sito proprio grazie alle interazioni social!
Anche l’AI è toccata da questa innovazione, perché la Social SEO tocca inevitabilmente anche la GEO, cioè l’ottimizzazione della visibilità nei motori di ricerca generativi.
I motori generativi (Gemini, CatGPT, Perplexity e gli altri), Google AI Mode e AI Overview possono raccogliere informazioni da fonti diverse e queste fonti non devono essere per forza siti internet, possono essere anche post o account social, a patto che siano accessibili pubblicamente.
Contenuti educativi, originali e collegati a competenze riconoscibili possono contribuire a rafforzare l’autorevolezza di un’azienda o di un professionista.
LinkedIn, per esempio, suggerisce sempre di iniziare i post con una frase chiara, rispondere direttamente alle domande del pubblico e affiancare ai contenuti brevi articoli di approfondimento, così da costruire nel tempo una maggiore autorevolezza tematica.
Un post ben costruito non deve parlare soltanto all’algoritmo dei social ma, esattamente come accade per i testi dei siti, deve essere comprensibile a Google, alle AI e, soprattutto, alle persone.
In molti ci pongono questa domanda.
“Ho già un account social, perché mi dovrebbe servire anche un sito web?”
I social non sono mai un’alternativa a un sito web aziendale o professionale, perché oltre ad avere scopi diversi, intercettano persone diverse.
I social permettono di intercettare l’attenzione degli utenti, raggiungere nuovi utenti, mostrare il proprio portfolio e alimentare la reputazione del brand. Tuttavia rimangono piattaforme di aggancio e fidelizzazione che non possono fornire tutte le informazioni che, di norma, si trovano sul sito web.
Solo sul sito si possono organizzare i servizi in modo ordinato, creare approfondimenti, un portfolio completo ed esaustivo, oltre a inserire percorsi di conversione guidati e studiati a tavolino.
I social amplificano la visibilità, il sito la consolida.
La miglior strategia presuppone quindi una collaborazione e un affiancamento di blog e social media. Un articolo può trasformarsi in un post, un video può rimandare a un approfondimento e un caso studio sui social può rafforzare una pagina servizio. Si tratta quindi di operare rimandi ragionati tra una piattaforma e l’altra, evitando di metterli in competizione, ma usandole congiuntamente per raggiungere il medesimo fine.
Fare Social SEO non vuol dire pubblicare contenuti ogni giorno su qualsiasi social, ma vuol dire selezionare i canali frequentati dal proprio pubblico di riferimento e produrre contenuti strategici in grado di rispondere alle sue domande.
In ambito social, la SEO non viene usata per conquistare la miglior posizione possibile sulla SERP di Google, ma serve per rendere un brand riconoscibile, affidabile e facile da trovare in quegli ambienti usati dalle persone per decidere o reperire informazioni.
Siti, blog, social e video non sono più elementi indipendenti, ma fanno parte del medesimo ecosistema digitale che un’azienda deve sfruttare al meglio… con l’aiuto dei professionisti!
È proprio quando questi elementi iniziano a comunicare tra loro e a collaborare, che ogni contenuto smette di essere solo qualcosa da pubblicare e diventa una nuova occasione per farsi trovare.
In Made In Magic operiamo ogni giorno per trovare il perfetto equilibrio tra i vari canali di comunicazione, selezionando i messaggi che devono veicolare in base al pubblico di riferimento e allo scopo della tua azienda.
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