Come possiamo scrivere contenuti GEO-friendly efficaci e che piacciano alle AI? Con l’avvento dei motori generativi abbiamo assistito a un cambiamento nel modo in cui i contenuti vengono letti, interpretati e valorizzati. A questo cambiamento se ne affianca anche un altro: come le persone effettuano le ricerche online, non limitandosi più solo a Google, ma anche alle intelligenze artificiali.
I contenuti oggigiorno non devono essere solo ottimizzati SEO (aspetto comunque ancora molto importante!), ma devono essere comprensibili, devono saper rispondere alle domande degli utenti e devono essere contestualizzati. In una parola, devono essere utili.
Chi decide se un contenuto è utile? Sicuramente l’utente che cerca risposte chiare, ma, a monte, questa selezione viene fatta dalle intelligenze artificiali che, analizzando il contenuto, decidono se è meritevole di essere usato come fonte nelle loro risposte.
Signore e signori, questo è il cuore della Generative Engine Optimization (GEO).
Partiamo chiarendo un equivoco molto diffuso.
Scrivere contenuti GEO-friendly non vuol dire scrivere per le AI, ma scrivere in linguaggio naturale, come se stessimo parlando con una persona reale. Nessuna forzatura, nessun errore sintattico e nessuna inutile ripetizione di parole chiave: nessuno parla così.
I modelli linguistici sono progettati per comprendere il linguaggio umano, non testi rigidi o artificiosi. Frasi forzate, ripetizioni innaturali, grammatica che lascia a desiderare e concetti rimasti in sospeso non aiutano il lettore (anzi, se possibile lo irritano!) e neanche le AI.
Contenuti di questo tipo, che noi di Made in Magic potremmo definire “old school”, vengono forse letti, ma non vengono compresi e, quindi, non si ottiene l’effetto desiderato, cioè non vi è conversione.
Passiamo adesso al secondo errore che spesso si commette quando si parla di GEO, cioè credere che per “fare GEO” basti usare i termini giusti. Questa credenza forse arriva dalla SEO nella quale, soprattutto una volta, era essenziale riproporre le esatte parole chiave che si trovavano in seguito a ricerche approfondite.
Oggi le parole chiave continuano ad essere molto importanti (la SEO non è morta, ricordiamocelo!), ma le parole da sole non bastano più: ciò che conta oggi è il contesto nel quale vengono usate.
Per esempio, un contenuto può citare decine di volte la Generative Engine Optimization, ma se al suo interno non si spiega cosa sono i motori generativi, come funzionano, quali concetti sono collegati e perché sono rilevanti, risulterà semanticamente povero.
Questo succede perché le intelligenze artificiali leggono i testi cercando relazioni tra i concetti, non le singole parole chiave. Si concentrano quindi su tutto il contenuto, non su parte di esso. Quando le relazioni mancano, il contenuto perde forse e difficilmente viene riconosciuto come autorevole.
Ignorare il contesto semantico è un errore molto diffuso e, forse, uno degli errori più penalizzanti che possiamo compiere. Anche un testo ben scritto rischia di diventare invisibile se non è in grado di costruire un quadro chiaro e coerente attorno all’argomento.
Ed eccoci ad un altro aspetto fondamentale della scrittura in ottica GEO, nonché errore anche questo diffuso: l’articolo prodotto non risponde alle domande.
Molti articoli che si trovano online informano, raccontano, introducono temi anche molto interessanti, ma non rispondono davvero a ciò che l’utente o le AI stanno cercando. Che utilità possono quindi avere questi articoli?
Quando i motori generativi analizzano i contenuti online, cercano testi che possono essere usati come risposte chiare e autonome ad una ben precisa domanda. Se però il contenuto non risponde a nulla di preciso, per le AI diventa difficile estrarre qualcosa, citarlo e usarlo all’interno di una delle loro risposte generate.
Scrivere in ottica GEO significa quindi cambiare approccio: non si deve partire da ciò che vogliamo dire, ma da ciò a cui stiamo rispondendo.
Solo dopo arriva l’approfondimento, il contesto, l’analisi. Prima si forniscono le risposte richieste, chiare e concise.
Mettendo insieme tutti gli elementi appena citati, emergono linee guida tanto semplici quanto potenti.
Un contenuto GEO-friendly funziona quando:
Non servono formule magiche né tecnicismi estremi. Servono chiarezza, intenzione e continuità.
Passiamo adesso all’autorevolezza. Nell’era GEO non si costruisce con un singolo articolo, ma con una visione editoriale coerente, mattone dopo mattone.
L’intelligenza artificiale infatti non valuta i singoli contenuti come slegati tra loro, ma osserva come un brand parla nel tempo, la sua costanza, la qualità dei contenuti e delle connessioni, la capacità di affrontare argomenti da più angolazioni senza ripetersi.
Solo così un sito o un brand possono diventare riconoscibili ed è così che, piano piano, iniziano ad essere citati nelle risposte dei motori generativi.
Scrivere contenuti GEO-friendly significa tornare all’essenza della comunicazione: spiegare bene, rispondere meglio e dare contesto.
In Made in Magic lavoriamo proprio su questo equilibrio, costruendo contenuti che funzionano oggi per le persone e domani per i motori generativi.
Nell’era della GEO, i contenuti che emergono non sono quelli più ottimizzati,ma quelli più chiari, utili e semanticamente coerenti.
È così che si entra nelle risposte dell’AI.
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